Fulmine, il gabbiano viaggiatore
Fulmine guida altri gabbiani attraverso il Pacifico tra correnti ascensionali e consigli, fino ad un rifugio sicuro tra rocce e pesci.
C’era una volta un gabbiano di nome Fulmine.
Il gabbiano Fulmine era un gabbiano famosissimo.
Aveva scritto un libro in cui parlava delle sue avventure da gabbiano: dove era andato, cosa aveva fatto, tutte queste cose.
Quando andava in giro lo fermavano tutti e gli chiedevano: «Gabbiano Fulmine, come va? Come stai?»
E lui era tutto contento.
Rispondeva a tutti, salutava tutti. Era felicissimo.
A un certo punto, però, una sera incontrò altri gabbiani che gli dissero: «Guarda, noi stiamo andando in viaggio sull’Oceano Pacifico. Tu ci sei stato?»
«Sì, ci sono stato.» disse Fulmine.
«E come hai fatto ad attraversarlo tutto?»
«Bisogna stare molto attenti», spiegò Fulmine. «Non bisogna mai cercare di atterrare sull’acqua, altrimenti è difficile ripartire. Dovete usare il più possibile le correnti ascensionali, volare molto in alto e farvi trasportare dal vento senza sbattere troppo le ali. Altrimenti consumate tutta l’energia e rischiate di dover atterrare per forza per mangiare. Dovreste invece cercare di attraversare tutto l’oceano in un paio di giorni senza fermarvi e poi, quando siete vicini alla costa, rifocillarvi con i pesci e con quello che trovate.»
«Va bene, ci proviamo.» dissero i gabbiani.
Fulmine però pensò che fosse meglio andare con loro.
Non voleva lasciarli soli.
Così si aggregò al gruppo.
«Vengo anch’io.» disse.
«Davvero vieni anche tu? Non ci posso credere! Grazie mille!» risposero quelli.
Partirono tutti insieme, e gli altri gabbiani erano felicissimi di avere Fulmine con loro.
Non vedevano l’ora di iniziare il viaggio.
Fin da subito molti gabbiani non riuscirono a prendere le correnti ascensionali.
Allora Fulmine mostrava loro come fare: «Venite, seguitemi.» diceva.
Si lasciava portare sempre più in alto, poi planava, prendeva un’altra corrente, risaliva e riprendeva a planare.
In un batter d’occhio aveva percorso molti chilometri.
Gli altri lo guardavano stupiti. «Guardate com’è arrivato lontano! Seguiamo i suoi consigli!» dissero.
E cominciarono a salire e scendere: sali, sali, sali… e poi giù veloci.
Ancora su, e poi giù.
Volavano e si divertivano tantissimo.
A un certo punto iniziarono anche a fare a gara: chi scendeva prima, chi risaliva più in alto.
Ogni tanto qualcuno finiva addosso a un altro o si sbagliava.
«Ehi! Non mordere la mia zampa, non è un grissino!»
«Scusa! Per un attimo mi sembrava davvero un grissino, avevo fame!»
Piano piano però riuscirono a organizzarsi meglio e continuarono a volare tutti insieme, contenti e felici, attraversando l’oceano.
Quando arrivarono dall’altra parte, Fulmine mostrò loro il posto dove aveva mangiato tante volte.
Era una zona piena di pesci, dove potevano pescare tranquillamente senza paura degli umani.
C’erano alte rocce a strapiombo sul mare, dove nessuno li disturbava mai.
In quella zona c’erano anche nidi molto vecchi e grotte scavate nella roccia, perfette per dormire.
Tutti i gabbiani si rifugiarono lì.
Quella sera mangiarono insieme il loro pesce e ascoltarono le storie del gabbiano Fulmine, che raccontava di quando aveva sorvolato deserti, montagne, campagne e altri mari lontani.
Erano tutti felicissimi e si addormentarono con il sorriso.
Mentre dormivano, sognarono tante nuove avventure insieme a Fulmine.
Fine.