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Giovannino Gattino e la mucca dell’alpeggio

Giovannino Gattino e la mucca dell’alpeggio

Giovannino Gattino incontra una mucca nel giardino, sale all’alpeggio, salva il fattore caduto e gioca con la mandria in montagna.

C’era una volta un gattino di nome Giovannino, Giovannino Gattino.

Era sempre in giro per i tetti, per i giardini e per gli orti.

Gli piaceva tantissimo entrare nei giardini, dove sentiva il profumo dei fiorellini e delle piante, e dove a volte trovava anche l’erba gatta, sulla quale si strusciava felice.

Un giorno, mentre andava al suo giardino preferito, cominciò a sentire una puzza.

«Mamma mia che puzza… mamma mia che puzza» disse.

Arrivò vicino al giardino e vide una cacca grandissima, enorme.

Cominciò a chiedersi: «Ma chi è che ha fatto la cacca qui?»

Si girò e vide una mucca.

«Ma che ci fai qui? Questo è un giardino di fiori!»

La mucca, intanto, stava mangiando tutti i fiori. Il gatto iniziò a lamentarsi e la padrona del giardino scese urlando: «Noooo, i miei fiori!»

La mucca, spaventata dalle urla, cominciò ad agitarsi e a correre da tutte le parti, schiacciando ancora più fiori.

Più la signora urlava, più la mucca si agitava, distruggendo il giardino.

Alla fine arrivò il fattore, che era il padrone della mucca, e riuscì a calmarla.

Quando la mucca fu calma lui chiese: «Ma che succede? Perché urlate così?»

«La sua mucca ha rovinato tutto il giardino!» disse la signora arrabbiatissima.

Anche il gatto era triste, perché quello era il suo giardino preferito.

La mucca, dispiaciuta, avrebbe voluto dire che non l’aveva fatto apposta: prima aveva mangiato i fiori perché erano buoni, poi si era spaventata per tutte quelle urla.

Il fattore allora disse: «Non vi preoccupate, vi aiuto io. La cacca della mucca è un fertilizzante speciale: farà ricrescere le piante in fretta.»

Così si misero tutti al lavoro.

Prepararono il terreno, piantarono nuove piantine e mescolarono il concime.

La mucca aiutava facendo i buchi nel terreno con gli zoccoli.

Alla fine riuscirono a sistemare il giardino, e la mucca promise che non sarebbe mai più entrata lì a mangiare.

In tutto questo, il gatto e la mucca erano diventati amici.

«Dove andate adesso?» le chiese Giovannino.

«Andiamo all’alpeggio. È estate e saliamo in alto a mangiare erba fresca.» rispose la mucca

«Posso venire anch’io?» disse Giovannino,

«Certo.» rispose la mucca.

Durante la lunga salita, il gatto sentì lo stimolo di fare la pipì, ma non voleva fermare la mucca.

Cercò di resistere… finché non ce la fece più e la fece proprio addosso alla mucca!

«Ma che fai?!» disse la mucca, iniziando a correre agitata.

La mandria si spaventò e tutte le mucche cominciarono a correre dappertutto.

Il fattore dovette rincorrerle con cani, moto e cavalli per rimettere ordine.

Alla fine lavarono tutti con secchiate d’acqua e sapone, compreso il gatto, che odiava l’acqua!

Fortunatamente erano quasi arrivati, e prima di sera arrivarono all’alpeggio.

Il gatto si addormentò insieme alle mucche, al calduccio e felice.

La mattina dopo si svegliarono davanti ad un’alba bellissima: montagne lontane, nuvole leggere e cime altissime.

«Wow, che posto meraviglioso!» disse il gatto.

Il fattore uscì per una passeggiata e la mucca e il gatto lo seguirono.

Salendo lungo la montagna il panorama diventava sempre più bello, ma ad un certo punto il fattore scivolò e cadde in un piccolo burrone.

«Dobbiamo aiutarlo!» disse il gatto.

«Io vado a dare l’allarme», disse la mucca.

Il gatto intanto cercò una soluzione.

Trovò un ramo flessibile, come una liana.

Lo fissò a un albero e lo calò al fattore, che riuscì piano piano a risalire, proprio mentre arrivavano altri pastori in soccorso.

Il fattore si era rotto una gamba e dovettero portarlo in ospedale.

Il gatto volle accompagnarlo e vide le lastre, il gesso e tutte le cure.

Quando ebbero finito in ospedale, avevano bisogno di un passaggio per tornare all’alpeggio.

Il gatto chiamò la mucca, che arrivò velocissima dalla montagna e li riportò su stando attenta a non far sentire dolore al fattore.

Quella notte dormirono tutti nella stalla, anche il fattore!

Il giorno dopo il fattore restò a riposo, mentre il gatto parlava con le mucche.

«Ma voi qui cosa fate tutto il giorno?» chiese il gatto.

«Mangiamo, ci rilassiamo e stiamo tranquille.» risposero le mucche.

«Sempre solo questo?» disse il gatto

«Sì, ed è proprio quello che ci piace.» risposero fiere le mucche.

Allora il gatto propose loro di giocare a pallone.

Le mucche iniziarono a correre dietro alla palla, scontrandosi tra loro e combinando un gran caos.

I pastori ridevano guardando la scena.

Dopo pranzo provarono anche a giocare a frisbee.

Le mucche lanciavano il frisbee con la coda, facendo voli imprevedibili, e i pastori dovettero ripararsi per non essere colpiti!

Ad un certo punto, provarono persino a lanciare il gatto, che volò da una parte all’altra ridendo.

Dopo un po’ erano tutti stanchi e decisero di fermarsi.

La sera cenarono con fieno per le mucche, latte per il gatto e pane e formaggio per i pastori.

Poi andarono a dormire.

Il gatto disse alla mucca che il giorno dopo sarebbe tornato a casa, perché gli mancava la sua famiglia.

«Puoi tornare quando vuoi», disse la mucca. «E a fine agosto scenderò anch’io dalla montagna.»

Si abbracciarono e si addormentarono.

Il giorno dopo Giovannino tornò a casa, e quando la mucca rientrò dall’alpeggio si rividero.

Da allora, continuarono a giocare insieme nella stalla d’inverno e all’alpeggio d’estate.

Fine.