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Il pupazzo di neve di Viola

Il pupazzo di neve di Viola

Viola e il suo pupazzo di neve dal naso di carota misteriosamente scomparso. Tra indizi sulla neve e piccoli esperimenti, la bambina scopre chi sono i veri “colpevoli”.

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C’era una volta un pupazzo di neve.

L’aveva costruito una bambina di nome Viola.

La bambina aveva costruito questo pupazzo di neve e, al posto del naso, aveva messo una carota.

Quando ebbe finito di costruirlo ormai era sera, così lo salutò e tornò a casa per mangiare e dormire.

Il giorno dopo tornò a trovarlo e, appena lo vide, si accorse che mancava qualcosa: la carota.

La bambina cominciò a pensare a chi potesse averla rubata durante la notte.

Il primo a cui pensò fu Spillo, il cane dei vicini.

Andò da Spillo per vedere se fosse stato lui a prendere la carota, ma Spillo non ce l’aveva.

Poi Viola pensò che, in effetti, a Spillo piaceva più l’aglio che la carota, quindi era difficile che fosse stato lui.

Dopodiché Viola andò a Civitella Alfedena, perché pensò che forse la carota potesse averla presa un lupo.

Andò a cercare, vide anche un lupo, ma non ne trovò nessuno con la sua carota.

Tornò allora dal pupazzo di neve e continuò a pensare.

Pensa e ripensa, alla fine disse: “Forse sono stati dei coniglietti, perché a loro piacciono tanto le carote”.

Decise quindi di fare una prova per verificare la sua ipotesi.

Prese un’altra carota, la mise al posto del naso del pupazzo di neve e poi spianò bene bene la neve tutt’intorno.

Quando fu tutto a posto salutò il pupazzo e tornò a casa a dormire.

Il giorno dopo tornò dal pupazzo di neve e vide che la carota non c’era più.

Però, sulla neve liscia e spianata, c’erano chiarissime impronte di coniglio.

Viola pensò comunque di ricontrollare Spillo, perché era un po’ irruento e magari poteva essere stato lui.

Tornò da Spillo, ma Spillo disse: “No, Viola, io non ho preso la carota”.

A quel punto Viola dovette ammettere che era stato davvero un coniglietto.

Decise allora che doveva fare qualcosa perché la carota rimanesse sul pupazzo di neve: lei lo voleva proprio così, con il suo naso di carota.

Così mise un’altra carota sul pupazzo e sparse tante carote tutto intorno sulla neve.

Poi salutò il pupazzo, tornò a casa a mangiare e, visto che era sera, andò a dormire.

Il giorno dopo tornò dal pupazzo di neve e vide che la carota sul suo naso era ancora lì.

Tutt’intorno, invece, le carote erano sparite e sulla neve c’erano tante piccole impronte di coniglio.

Viola sorrise: i coniglietti avevano mangiato le carote lasciate per loro e avevano lasciato in pace quella del pupazzo.

Da quel giorno Viola continuò a mettere qualche carota sulla neve, lontano dal pupazzo, così i coniglietti avevano sempre qualcosa da mangiare senza prendere il suo naso.

Il pupazzo di neve rimase lì per tutto l’inverno, con la sua carota al posto giusto, e ogni notte i coniglietti passavano silenziosi a fare visita.

E Viola, ogni mattina, trovava nuove impronte sulla neve e sapeva che i suoi piccoli amici erano tornati.

Fine.